
La storia della "regata di popolo" prende ufficialmente l'avvio dal Palio fatto disputare il 30 Gennaio 1606 (anno però di "stile fiorentino" e quindi corrispondente al 24 Aprile 1604) da Ferdinando I° nelle acque antistanti la Fortezza Nuova. In realtà le origini della manifestazione devono essere ben più antiche visto che i livornesi, ricordati negli Statuti Pisani del 1281 come "Homines Marinarii" furono esclusivamente, fin dall'età più remota, navigatori e pescatori e se ne de duce facilmente che la gara di barche era l'unico sport che potessero conoscere e praticare. Inoltre è ormai accertato che qunado Cosimo I° e la sua corte si trasferirono in Fortezza Vecchia queste contese, "prima molto alla spiccia e alla buona", furono regolamentate dando vita a regate con caratteristiche proprie e originali. Dal terrazzino della Canaviglia che aveva fatto costruire sporgente sul mare proprio per seguire arrivi e partenze delle galeee di Santo Stefano, Cosimo I°, si divertiva ad assistere alle "corse di fuste" e magari anche alle gare di semplici barchette. Fu allora che nello specchio della vecchia darsena sorse la prima antenna, alta una quindicina di metri sul pelo dell'acqua, con in cima la bandierina rossa, o palio, che i "montatori" delle barche in gara si sforzavano di raggiungere per primi, al termi ne della corsa, scalando i canapi sistemati in obliquo e che si dipartivano verso i quattro punti cardinali. Questo a quanto è dato sapere, fu la prima formula del "Palio livornese delle barchette", impostato prima su una gara di velocità tra rematori (il numero veniva a seconda degli scafi che venivano utilizzati)tese a portare i "montatori" per primi verso il canapo più favorevole, e poi sulla capacità di quest'ultimi. I montatori, di solito agili ed aitanti gabbieri, non solo dovevano infatti essere pratici nella difficile e faticosa salita a schiena rivolta verso il mare, ma nache capaci di trasformarsi in "pestatori" con mani e piedi. In prossimità del vertice dell'antenna l'accostarsi dei canapi lo portava, infatti. a contatto coi suoi concorrenti ed ogni mezzo era lecito per tentare di sbarazzarsene e farli cadere in acqua. Era uno spettacolo nello spettacolo che suscitava entusiasmi e furie dei sostenitori tanto che anche in terraferma e sulle barche, erano all'ordine del giorno "sorbe da levare il pelo" che si davano e ricevevano.


sovrani o personaggi di rango in visita nella città: Così Cosimo I° fessteggia, nel 1612, prima l'arrivo del Cardinal Taverna e poi quello del ves covo di Baubergh, inviato dall'imoeratore. A spese del comune verrà effetuato invece l'ultimo "Gran Palio d'onore" indetto il 13 Dicembre 1817 nel porto mediceo per festeggiare, alla presenza dei granduchi, le nozze del futuro Leopoldo II° con Maria Anna Carolina di Sassonia. Regata memorabile perchè da allora risultano in gara i gozzi da risi'atore, ovvero gli antenati di quelli con cui tuttora viene disputato il Palio Marinaro. Quelli di allora erano comunque azionati con dodici remi contro i dieci di oggi. Pure i pali offerti dai privati che si preoccupavano della selezione dei vogatori,della scelta delle barche, degli splendidi costumi per gli equipaggi e di pagare di tasca propria il montepremi, raggiunsero i vertici della spettacolarità. Ssi ricorda il palio offerto dal console spagnolo, marchese Da Silva, ai reali d'Inghilterra, nel quartie- re Venezia, il 22 Settembre 1722; quello del / Marzo 1739 davanti alla Fortezza vecchia, voluto dal mercante armeno Davide Sceriman per l'ar- rivo di Francesco II° e Maria Teresa, che sarebbero poi divenuti imperatori d'Astruia; infine quello più celebre di tuti e corso nel porto Medi- ceo in una cornice di inaudito sfarzo, voluto il 21 Maggio 1766 alla Nazione Olandese per festeggiare il nuovo granduca di Toscana, Pietro Leopoldo. Palio che fu preceduto in terra da sfilate di carri monumentali e, in mare da imbarcazioni fantasticamente intagliate e dorate. A que- sti pali d'onore e di circostanza , dal 1646 in poi, e cioè dalla fondazione del quartiere di Venezia nuova, venne ad affiancarsi il Palio tradizio- nale, corso appunto in Venezia, nel giorno 8 Settembre sacro a Maria Santissima di Montenero. Non si conosce esattamente la data di inizio, ma probabilmente la disputa derivò da un Palio che Ferdinando II° (ad imitazione dell'avo Ferdinando I° per l'immissione dell'acqua nel Fosso Reale) indisse nel 1646 per l'inaugurazione del nuovo quartiere solcato da molti canali. Comunque è storicamente documentato che già nei primi del 1700 il palio "del di 8" nei fossi di Venezia era gara più che tradizionale. Vi presenziavano tutte le autorità, governatore in testa e vi era impegnato il fior fiore della gioventù marinara. La festa si svolgeva alla stregua del Palio di Ferdinando I° (vedi diario del Boccacci) con il solito rito del barbaro strappare il collo alle oche (abitudine che sparì solo nel 1800). Poi quattro barche a quattro remi gareggiavano in velo- cità per essere prime sotto i canapi sui quali i montatori si arrampicavano pronti a menarsele di santa ragione. Anno dopo anno la festa trova- va nel quartiere un patrono che si assumeva l'intero onere delle spese per il privilegio di veder piantata l'antenna d'arrivo nel fosso prospi- ciente le finestre di casa. Usanza che venne soppressa a partire dal 1769 ovvero da quando uno di questi patroni, tale Nunzio Palazzini, Governatore della Confraternita di San Jacopo, declinò l'incarico perchè si voleva porre l'antenna davanti al Luogo Pio e non sotto le fine- stre di chi si era assunto la spesa. Da quell'anno il pennone segnalante l'arrivo venne invariabilmente eretto nel fosso posto all'angolo d'im- bocco fra Via della Madonna e gli Scali del Pesce e cioè difronte al Palazzo Bartolomei (ex intendenza di finanza). L'ultimo Palio di Venezia di cui venga conservata memoria si concluse su quel tratto dei fossi l'8 Settembre 1864; per la sciagurata morte di un giovane che , nel tentare la scalata al canapo, cadde in banchina e si sfracellò, se ne proibì la ripetizione. La memoria di questa festa sopravvisse; sia pure in modo confuso, nel popolo che, ognitanto, tornava a drizzare l'antenna, coi quattro canapi testati, o sul fosso davanti al Ponte Nuovo o in Darsena di Fortezza Vecchia per corrervi la "Cuccagna". Un serio ritorno a questa tradizione ultrasecolare si ebbe però solo nell'estate del 1927 per merito del rione San Giovanni, oggi scomparso, dopo che una festa in Venezia, due anni prima, non aveva avuto grande riuscita per difetto d'organizzazione. La festa di San Giovanni invece, lanciata il 22 Agosto 1927, ebbe il più lusinghiero dei successi per l'affluenza delle barche, aspiranti alla scalata dei canapi di un'antenna di 20 metri che era stata infissa in darsena davanti alla Fortezza vecchia, fu tale da costringere a varie eliminatorie prima di arrivare alla scelta delle quattro imbarcazioni destinate a disputarsi la finale. La gara vera e propria terminò con la vittoria di san Giovanni che, con la barca "Elsa" superò nell'ordine il "Vedova Azzurra", "Pigliaci" delle Cantine e "Cintoloni" di Borgo Cap- puccini. L'ultimo Palio vecchio modo si svolse nel 1930 e vide il successo di Borgo Cappuccini con la barca "Primo Pellegrini" che aveva per montatore il calciatore amaranto Amleto Miniati. Miniati risolse sul canapo una lotta serrata, bordo a bordo, con tre barche di San Giovanni. La Tradizione del vecchio Palio con l'antenna era tornata a fiorire risvegliando immutati entusiasmi ma quella del 1930 l'ultima edizione della Festa di San Giovanni e si capisce per via del crescere e dell'affermarsi della nuova formula, quella che toglieva le imbarcazioni dal tanfo dei fossi e le portava a gareggiare sul mare aperto divise per gategorie: gozzi a quattro e a dieci, gozzette alla scia. Come nacque la formula attuale è risaputo: i discendenti di Andrea Sgarallino, nell'estate del 1926, cogliendo come spunto la costruzione del gozzo a 10 "Norge" degli Avvalorati, lanciarono il Palio rionale dei gozzi offrendo in premio uno stendardo (il Palio) vinto nel 1876 a Genova da un'imbarcazione di Livorno. Così come è memoria comune come l'anno successivo, il 29 Agosto 1927, con la vittoria del "Capitan Launaro" di Borgo Cappuccini, spinto dal gran cuore e dall'esperienza di Agide Carnevali, si aprì ufficialmente la serie dei Palii Marinari. Sette giorni prima in Darsena, tutta Livorno aveva acclamato alla ripresa del vecchio Palio dell'Antenna, ma la domenica non aveva lesinato entusiasmo ed incitamenti per i gozzi impegnati in mare aperto nelle tre regate del Palio. Era quasi il trasmettere simbolicamente, il testimone dalla vecchia alla nuova mani- festazione. (Il testo è del Sig. Alberto Gavazzeni)

